martedì 10 febbraio 2026

TERRA, KIOSK. Un'improvvisazione


 

Nessuna città più intorno. Tutta questa erezione.
 E poi l’aver bisogno di schiacciare bambine, loro. Tutto sa lo specchio.
Per questo qui è rifugio, qui. Kiosk.
Il crollo non ci sarà, un figlio di un muratore poi. E si passa direttamente al buio.
 buio colore nero intorno. L’orrore è buio, sempre. Commesso e subito. Nessun orrore riscatta l’orrore. Con violenza sì, giustiziamoli, ma sempre orrore, non ripagato.
Inoltre resta il cemento in piedi. Costruito da loro. Dai muratori padri.
L’inverno è bello, ma non viene. Debole gelo, si vedono sciamare farfalle avvelenate.
Non c’è crollo. Sopravvive il cemento dell’erezione, il ricordo dell’orrore.
E uno spazio piccolo. C’è la terra sotto i piedi, terra attorno.
Un posto di ristoro. Kiosk, fioriture, caffè turco.

La giustizia ristora? Terra non è nulla di buono né cattivo.
 Madri fanno mostri. Macchine pure. Mostri che sono maschi. Padri muratori, cemento. Invece: farfalle. Riconoscersi alieni come alieni.
Stare senz’ali, come parassiti di un grande animale che è il tempo.
Che si è spento. Resta solo lo spazio. Sparsi e spellàti. Ossetti, infilàti a collana.

Tutto è finito, qui, L’immenso precipita nel bicchierino di carta e nel caffè. Scalda le mani. Abolite le ore, anche i cardinali. Non ovest di niente, il no del nord.
C’è gelo. C’è clima. Ossa di facce. Cattura. Animali guardàti.
Vicini. Somiglianze. Animale maschio. Cattura. C’è già un destino,
 anche se fosse un pittore con la luce. Invece è la cattura. Passa l’intervallo.
Senza tempo, nessun intervallo, nessuna pace, nessun dopo.
E nessuna speranza, meglio così. Per la dissolvenza respirare è polvere.
 La prossimità di questa bestia : elogio dell’uguale. Somigliare è l’idea e il contrario dell’idea.
Infatti riconoscersi fonda il nemico. Senza nessuno, tutti nemici. Arrivano dal buio. Accoltellano.
Qui però sulla terra smangiata no, non c’è dove, né quando e quindi: perché morire?
Gli eretti sì. Seduti, flosci. Deboli, sconfitti. Immaginando di non morire, non si muore.
 Si estinguono i doveri, poi alla fine della giornata, seduti qui sotto una tenda trasparente, aspettiamo che il buio fiorisca, dopo aver cancellato la città, cancelli tutti quelli che sono. Solo un tremolio di lampadina, un piccolo suono, la luce gialla.
Una scritta  nessuno la sa leggere, nessuno c’è stato del resto.
Luce muta.

TERRA, KIOSK. Un'improvvisazione

  Nessuna città più intorno. Tutta questa erezione.   E poi l’aver bisogno di schiacciare bambine, loro. Tutto sa lo specchio. Per questo ...