domenica 26 maggio 2024

PAUL CELAN, LA TRADUZIONE CHE MANCAVA


 E’ uscita la nuova edizione della traduzione delle poesie di Paul Celan fatta da Moshe Kahn. La pubblica L'orma editore

Si tratta della revisione dopo circa cinquanta anni, di quella che aveva fatto lo stesso giovanissimo Kahn prescelto da Paul Celan in persona nel 1970 (il quale aveva invece rifiutato le prove di traduzione sia Giuseppe Bevilacqua che Ferruccio Masini). Che si dovesse tradurre Celan lo aveva deciso Sereni per Lo  Specchio già dagli anni ’60, ma ci furono trattative sui traduttori e in fine si arrivò a quella di Kahn, pubblicata da Mondadori con un buco di anni nel 1976, riedita per qualche anno, poi non più ristampata. (Nel frattempo a Mondadori si erano persi la prima scelta di poesie fatta da Celan. ( Sereni decide di  "far tradurre" Celan. Poi le cose si complicarono, Celan scelse Kahn, ma non è chiaro come andarono le cose per quanto riguarda la lista che poi Borso ha recuperato,  forse si potrebbe chiedere a Kahn medesimo. Le  obiezioni di Celan furono la complicazione, per lui  una traduzione fa sempre parte del "territorio di genesi" della poesia stessa come ha dimostrato Camilla Miglio nel suo bel libro). Quella lista fu poi trovata e pubblicata poi da Dario Borso che rifece sue traduzioni ne l'Antologia italiana di Nottetempo,  di cui ho scritto ai tempi (poi pubblicherò la recensione su questa,  completa in cui spiego tutto)

La traduzione di Kahn a me pare molto bella, per quello che certo ne può dire uno che non sa il tedesco, ma che pure ha letto con attenzione l’analisi approfondita di altri germanisti (Camilla Miglio Dario Borso a sua volta ottimo traduttore di Celan).

A Celan non piaceva quello che Sanguineti avrebbe chiamato “il poetese” ma purtroppo in un certo senso le traduzioni di Bevilacqua (che poi diventarono quelle ufficiali di Mondadori) hanno sparso un tono di solennità che non teneva conto della richiesta di Celan a Sereni : non voglio lo stile alto, voglio parole semplici, concrete, come fece dire al poeta dirigente editoriale. 

La traduzione di Kahn riproposta e rivista dopo cinquanta anni -  con chiarimenti che solo le lettere hanno potuto portare .e che all’epoca non erano note - mi pare vada in questa direzione.

Mi sembra – per dirla con Gianfranco Contini – “una lunga fedeltà” a Celan, il quale, tre mesi dopo la lettera con cui comunicava a Kahn la sua decisione di nominarlo traduttore, si suicidò.

E io pure come molti, comprai la traduzione di Kahn (qui in foto) nei primi anni ’80 durante il mio apprendistato universitario alla poesia. In contemporanea lo stavano comprando molti altri futuri poeti,  a Milano, come racconta in una bellissima testimonianza (anche personale, che si riaggancia al suo romanzo "Lezioni di tenebra") Helena Janeczek posta in coda al volume de L’’Orma, tra l’altro bellissimo nella sua grafica e fattura.

È una bella edizione e un pezzo di storia della poesia (anche italiana) da possedere. (Ne scrivo spero più ampiamente presto)

PAUL CELAN, LA TRADUZIONE CHE MANCAVA

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